Ricerca interiore

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Non sono io

Prendete ora questa frase: "So di essere un nulla nell'universo, ma questo nulla è la cosa più importante che esista, in quanto senza di esso il tutto non esisterebbe". Sembra un pensiero facile da comprendere, vero? Eppure ci scontriamo sempre con quello che crediamo di essere: il nostro io. Un io con tante facce: arrogante, egoista, furbo, violento, orgoglioso e allo stesso tempo limitato, stupido, credulone, superficiale, rigido.

Sebbene ogni cultura umana vi siano dati di una vita dopo la morte, ancora oggi le persone si dividono in due parti: credenti e non credenti. E in modo ridicolo popolazioni intere fanno la guerra, fisica o verbale o scritta, su chi ha ragione. Tuttavia, nessuna delle due parti si è mai posta la scelta di andare oltre la propria limitata credenza, tutti sembrano preferire la delega a terzi della propria conoscenza (religione e scienza) e, in un certo senso, della propria vita. Mettere in discussione il proprio io può sembrare, superficialmente, come mettere in discussione la stessa esistenza e, in qualche modo, la propria vita.

Eppure è possibile! Sarebbe però un po' come morire. Vero? Che non sia così lo può dire chiunque sia morto a se stesso. Ma cosa vuol dire "essere morto a se stesso"? Potete scoprirlo solo rispetto al vostro percorso, ponendo l'intelligenza al posto del semplice raziocinio. Certo, non è facile, soprattutto perché si tratta di un processo molto ampio e non essendo naturalmente aperti non ascoltiamo nemmeno colui che ci è realmente amico.

Ricordo nuovamente di mettere in dubbio ciò che ascoltate (anche le mie stesse parole qui scritte), sia ciò che arriva da dentro di voi, sia ciò che viene da fuori di voi. Perché la voce di Dio è la vostra stessa voce e non è diversa. Riconoscendola nella libertà del dubbio, vi sarà più chiara anche quella dell'io. Abbandonate l'idea di vedere maestri o parenti disincarnati, perché la paranormalità è solo una forma di potere che stuzzica il vostro io.

Per questi motivi impariamo, nella ricerca esteriore e interiore, ad essere compassionevoli e aperti. Non sappiamo mai quale sia stata la storia di chi abbiamo di fronte e quali dolori, rabbia e inconprensioni abbia vissuto. Colleghiamoci alla sua parte spirituale e riconosciamo in lui le sue debolezze. In questo modo scopriremo anche qualcosa di noi, spesso cose stravolgenti e nuove.

Alla fin fine riassumiamo:

  1. l'io non viene abbandonato, non sarà cambiando nome che si cambia vita, lo si usa solo come strumento;
  2. il dualismo è imperante nella nostra vita e siamo parte di esso, superarlo, significa vedere il fiume che scorre tra lo yin e lo yang di questo dualismo;
  3. saper far morire il proprio io significa mettere da parte se stessi per un fine migliore;
  4. dubitate sempre di ciò che chiamate channeling, ascoltate il messaggio ma non il messaggero, contestualizzate sempre quanto vivete.


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