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foto REIKI, MAGIA E PREGHIERA
di Grazia Cavasino, 10/06/2003.

REIKI, MAGIA E PREGHIERA
Reiki, magia, miracoli e preghiere: quando arroganza e energia si confondono con lo spirito.
Al giorno d'oggi, sebbene ancora molti non concordino sull'esiscordino sull'esisa quale substrato di ogni manifestazione fenomenica del mondo, esistono molte tecniche di manipolazione dell'energia: alcune di queste sono diventate di moda, altre sono vecchie quanto il mondo stesso, alcune sono irrise da parte di alcune religioni occidentali, altre sono praticate e favorite all'interno delle varie Chiese, e tutte poggiano in un modo o nell'altro su alcuni assunti che solo apparentemente sono onorevoli e dignitosi. Quando invece si va ad analizzare questi assunti con l'ausilio del buon senso, sulla scorta di studi energetici di un certo livello e soprattutto dell'esperienza, si viene violentemente posti in contatto con la natura peggiore dell'uomo.
Non voglio demonizzare questo o quel sistema, che pure possono essere utilizzati con sapienza per risolvere situazioni spiacevoli e non voglio incitare a fare a meno della morale, anzi, tutto il contrario: se riuscirete a seguirmi al di là dello sconcerto potrete scoprire qualcosa di terribilmente vero la prospettiva, può contribuire a migliorare il nostro modo di porci nei confronti del mondo e delle persone.
Prendiamo il reiki: nel variopinto mondo della New Age, dove si moltiplicano a vista d'occhio le tecniche di manipolazione energetica, occupa un posto di tutto rilievo. Storicamente si pone come uno dei primi sistemi di cura energetica, e si porta dietro come inevitabili conseguenze l'arbitraria personalizzazione fatta da alcuni maestri, i distinguo paranoici tra le varie correnti, la sequela di tecniche dai nomi fantasiosi e, in generale, un'atmosfera di fumosa ed eroica appartenenza ad un clan.
Come in tutte le manifestazioni umane, anche il reiki non è esente da manipolazioni ed è esposto come ogni altra disciplina allo sfruttamento furbesco e criminale da parte di loschi individui che manipolano la credulità altrui -tutto ciò ha più a che fare con la magistratura piuttosto che con l'energia. Non voglio neanche soffermarmi sull'accozzaglia di sciocchezze spurie che si accompagna agli insegnamenti di reiki, che provengono spesso dalla scarsa o nulla preparazione di molti maestri Ciò che mi interessa qui è discutere i presupposti e le pratiche del reiki inteso come tecnica di manipolazione energet manipolazione energetlcuni aspetti della personalità umana.

Il reiki si basa su alcuni assunti:

  • l'energia è intelligente, buona, sempre uguale a se stessa, sempre disponibile e non richiede alcuna preparazione per essere gestita
  • chi pratica il reiki è un canale che si mette a disposizione della benevolenza universale in modo da curare i blocchi energetici
  • è sempre bene intervenire in una situazione, posto che chi ne è interessato dia il suo consenso
  • il reiki può essere utilizzato insieme ad altre tecniche, non è una filosofia né una religione.

La prima affermazione viene smentita dall'esperienza di chi ha lungamente studiato l'energia per praticare l'agopuntura, lo shiatzu, l'Ayurveda o la medicina tibetana. Ciascuna di queste discipline ha un approccio molto complesso con l'energia, dato che essa si presenta in una enorme varietà di forme, caratterizzate da un'infinità di manifestazioni, che è stato possibile classificare in oltre settemila anni di storia e sono state insegnate con puntigliosa accuratezza agli iosa accuratezza agli o e luogo.
Come è scorretto parlare di un solo tipo di energia, è scorretto definirla intelligente: essa, infatti, viene bloccata nel corpo dalla mente e provoca uno squilibrio a cui noi diamo il nome di malattia. Per rimediare agli squilibri è necessario indirizzare le varie forme di energia nei loro percorsi abituali mediate una sapiente manipolazione, che prevede il riconoscimento del tipo di energia, la localizzazione dello squilibrio, il riconoscimento della causa che ha portato a tale situazione, il ripristino della situazione iniziale.
L'energia cosmica, quella che si dice viene utilizzata dal reiki, viene trasformata dall'individuo e dalla sua storia personale: ciascuno di noi va incontro a dei processi fisiologici che "metabolizzano", per così dire, la fonte primaria di energia, in dei cicli temporali ben precisi, rendendola utilizzabile all'organismo. Come non esiste un alimento che vada bene per tutti in tutte le occasioni, così non esiste un'energia che funziona sempre e dovunque (sarebbe come dire che per far funzionare un elettrodomestico basta collegarsi con la centrale elettrica: e la differenza di voltaggio?).

Inoltre, ammesso che sia possibile usufruire direttamente dell'energia univers dell'energia universsi all'evidenza che in natura non esiste nulla che abbia una caratteristica assoluta: non esiste niente che sia buono (o cattivo) in sé, in quanto il valore viene determinato dal fine per cui una cosa viene usata (un coltello in sé e per sé non ha valenza: ne assume una se viene usato per ferire qualcuno o per liberare una persona da una corda in cui si è impigliata).
Dalle considerazioni precedenti è possibile capire perché non si può affermare che il reiki non ha bisogno di preparazione. Se non si conosce per esperienza diretta,tramite uno studio interiorizzato o per avventura personale, il disturbo di chi abbiamo di fronte, non potremo intervenire in alcun modo e, quand'anche fossimo capaci di effettuare una diagnosi energetica di qualche tipo, ci dovremmo limitare a suggerire soluzioni più o meno fantasiose. Se invece che sullo studio ci basiamo sulla nostra sensibilità, allora potremo stare certi di essere per perfetti spacciatori di fumo, perché l'individuo medio non ha neanche la sensibilità di percepire i suoi movimenti peristaltici, figuriamoci se riesce a percepire le energie altrui!
Inoltre si capisce anche che l'affermazione di essere dei canali neutri che lasciano scorrere l'energia cosmica re l'energia cosmica ssurda. Immaginiamo di voler analizzare l'acqua che da una sorgente scorre in vari tubi: ciò che avremo come prodotto all'uscita dei vari rubinetti sarà un'acqua con caratteristiche chimiche e batteriologiche diverse, a seconda dello stato dei vari tubi -certamente non si otterrà mai un'acqua del tutto identica all'acqua di fonte, a meno che non si siano prese moltissime precauzioni.
Allo stesso modo l'energia universale viene modificata dall'organismo entro cui scorre, non solo dal punto di vista della qualità fisica, che sarà influenzata dalle carenze e dai blocchi personali di chi opera, ma anche dai suoi presupposti mentali, dalla sua sfera emotiva e dalla sua moralità, tutti elementi che vanno a modificare la situazione energetica di una persona. L'ipotetico stato di grazia innocente che si vorrebbe patrimonio alla portata di tutti è invece frutto di una smaliziata indagine su se stessi e di anni di duro lavoro di smussamento della propria personalità. E' troppo comodo definirsi dei canali energetici dell'energia universale quando non sappiamo neanche far fronte alle richieste assurde della nostra mente.

Tutto è puro per i puri? Ma chi può dire di essere così puro da non opporre resistenza alla volo resistenza alla voloché è di questo che stiamo parlando.

Si dice che il reiki, soprattutto quello a distanza, vada sempre applicato, beninteso con il permesso degli interessati: ammesso che si riesca effettivamente a percepire il permesso garantito a mente da una persona, siamo sicuri di non ricevere dalla nostra psiche il tanto sospirato permesso? Siamo certi che la nostra mente non interferisca con i suoi bisogni nelle interpretazioni di segnali tanto deboli?
Non siamo così abituati a renderci conto dei nostri movimenti mentali da muoverci liberamente nel regno delle motivazioni con libertà. Spesso ammantiamo di buoni sentimenti azioni che in realtà hanno motivazioni egoiche: per darci importanza, per farci sentire potenti, per sottomettere qualcuno siamo capaci di spacciare le nostre debolezze per altruismo.
Inoltre, come abbiamo visto, un'azione in sé non ha valenze morali e fare un atto "buono" non ci mette al riparo dall'aver fatto un'azione malvagia dalle motivazioni malvagie.
Chi siamo per poterci dire in grado di modificare una situazione? Chi siamo per poter dire che una situazione vada modificata? Chi siamo per dire quali sono i criteri in base ai quali modificare una situazli modificare una situazgin-bottom: 0cm">Inoltre: non ci si rende conto che risolvere un problema di una persona significa non darle modo di affrontare un problema personale -il problema che ha causato il guaio che vogliamo, con il nostro "buon cuore", eliminare. Se si tratta di una malattia, chi viene trattato avrà sicuramente dei benefici, e rischierà di abbandonarsi al piacevole effetto di una bella dose di energia piuttosto che darsi da far per capire l'origine del suo problema, rischiando così di dover ripetere l'esperienza, magari in una situazione peggiore. Se si tratta di una situazione, chi sarà stato trattato si potrebbe convincere che basta "un po' di reiki" e non l'impegno e la serietà personali per rimettere in ordine qualsiasi cosa. In odine poi secondo quali criteri? Quelli che fanno comodo a noi? Quelli dell'interessato? Quelli che ci insegnano le religioni (quali religioni? La cattolica? La buddista? L'induista? La nostra particolare interpretazione di una di queste religioni? Un insieme di culti di moderna concezione? Un messaggio dal cielo)
Il reiki viene venduto come un sistema di cura che non ha connessioni con alcuna filosofia, da utilizzare in qualsiasi contesto. Ciò non è assolutamente vero, perché i presupposti storici, filosofici e teologifilosofici e teologiistono, ma passano inavvertiti ai più.
Innanzi tutto il reiki poggia su un discorso energetico, quindi bisogna mettere in conto che il suo fondamento è l'energia, fatto non accettato da tutti. In secondo luogo deriva dall'Oriente, in cui le cure energetiche fanno parte integrante della cultura locale storicamente affermatasi. Terzo, la sua pratica richiama l'energia universale, in qualche modo associata all'esistenza di una qualche forma di Dio (ricordiamo i significato del primo simbolo del livello mentale: il Dio che è in me si unisce al Dio che è in te). Inoltre la pratica di reiki viene gestita sulla base di alcuni brandelli di medicina energetica (nozioni quali i chakra, l'aura ecc.) ed è continuamente mescolato ad altri sistemi curativi (cristalloterapia, terapia vibrazionale con essenze, ecc.), il che non solo è scorretto metodologicamente, ma è anche pericoloso, perché estrapolare elementi dal loro contesto rende i concetti fumosi e la pratica malcerta.
Prendiamo la magia: tecnicamente può essere descritta come una "pratica rituale che ha lo scopo di dominare le forze della natura, al fine di ottenere risultati sul piano materiale che possono essere benefici (magia bianca) o malefici (magia nero malefici (magia nerenzioni del mago (sciamano, stregone). Largamente praticata nell'antichità, fu condannata dalla Chiesa durante il Medioevo". (enciclopedia on-line Virgilio)

Anche la magia fa parte di quella corrente di pensiero che ritiene opportuno intervenire sulla realtà, allo scopo dichiarato di ottenere dei benefici. La parola "beneficio" contiene in sé la nozione del "fare il bene": ecco perché ricadiamo nel discorso delle motivazioni.
In realtà la magia si basa sull'affermazione superba che l'uomo, quello che studiato da mago, è in grado di rendersi conto di cosa sia bene e cosa male. Perché chiunque riesca a fare l'esperienza di una cosa, deve viverla direttamente: il mago deve sperimentare di persona il bene e il male, tenendo d'occhio da un lato gli effetti delle sue azioni, dall'altro le sue motivazioni. Solo così, dopo un procedimento per tentativi, il manipolatore arriva a distinguere tra bene e male; nel frattempo avrà operato benefici o malefici, comunque avrà operato.
E qui arriviamo allo stadio più difficile: operare vuol dire intervenire, intervenire vuol dire conoscere direttamente le leggi che regolano la realtà.
Questo percorso ci riporta direttamente alla legge di causa-effetto, secondo la quale non esiste un'azione che non abbia almeno un effetto. La saggezza del mago sta nel capire la portata dell'azione rispetto ai suoi effetti, ma la saggezza del mago si costruisce proprio grazie agli effetti.
In effetti esiste un campo di indagine che meno di altri risente degli effetti materiali della legge di causa-effetto, ed è la conoscenza di sé: si svolge sul piano interiore, che è quello meno a contatto con la realtà concreta e richiede l'osservazione di sé sul piano dei movimenti egoici. L'interiorità è un ambito in cui valgono le stesse leggi della realtà, fatta salva la diretta influenza con l'ambiente: è chiaro che se succede qualcosa dentro, fuori ci sarà un contraccolpo, ma gli effetti possono essere così leggeri, così impercettibili che allo rcettibili che allo no essere perfino tralasciati.
A questo ambito appartengono le motivazioni: cosa porta un essere umano ad agire per modificare una situazione? Il desiderio di potere? Il bisogno di testimoniare a se stesso di esistere? La smania di farsi notare? La necessità di ricevere onori e riconoscimenti (una forma di energia particolarmente piacevole per alcuni)? L'orgoglio di lasciare un segno del proprio passaggio? O forse l'irreligiosa superbia che porta a mettere un ordine personale nella realtà?
La conoscenza delle leggi non coincide con l'adesione alle leggi, e conoscere la realtà ultima delle cose può portare solo a fare danni di enorme portata.
La magia funziona perché utilizza, come del resto il reiki, dei simboli, che non sono altro che una forma di energia strutturata significativa di "qualcos'altro".
Il qualcos'altro in questione è la struttura essenziale del nostro universo, espresso in forme evidenti a livello intuitivo: il cerchio rappresenta la continuità, il punto la massima concentrazione, il quadrato la stabilità e così via. Altri simboli meno intuitivi sono quelli riservati, giustamente, agli addetti ai lavori.

Ecco perché la responsabilità di un mago è così grande! Perfino la magia angelica di Marsilio Ficino, che prevede l'invocazione e l'ispirazione dei maggiori angeli, sull' opus non è una garanzia di una manipolazione verso il bene: non esiste magia che sia buona, non esiste magia che sia cattiva, esiste solo una tecnica di alterazione della realtà strumentale a quelli che sono gli intenti del praticante.
Chi si appella agli angeli, alla luce richiama la propria natura luminosa, ma non è detto che la luce garantisca un lavoro moralmente valido -la luce può accecare, incendiare, distruggere!-, chi si appella ai diavoli richiama la parte più profonda, di sé, ma non è detto che siè detto che siuio nascono le piante, gli animali, l'ispirazione, l'uomo!
Ci sono molti modi di ottenere uno stesso risultato, così come ci sono molti modi per eludere le nostre responsabilità. Possiamo usare solo quello che conosciamo, possiamo dominare solo quello che non ci spaventa.
Sono sempre le intenzioni a garantire la moralità di una pratica.
La Chiesa ha cercato di tutelare le persone più sprovvedute dall'usare un mezzo così complesso, e ha praticato una pesante riprovazione della magia; se da un lato se ne vedono i motivi -abbiamo app-abbiamo appe la magia è solo uno strumento della volontà- e non si può fare a meno di concordare sulla saggezza di questa scelta, dall'altro non possiamo non renderci conto del desiderio tutto terreno di molti prelati di mantenere il controllo sulle coscienze. Operazioni di censura della realtà sono state fatte, peraltro, e per i suddetti motivi di potere, non solo per le arti occulte, ma perfino per alcuni fondamenti della religione stessa.

Prendiamo i miracoli: essi sono affini alla magia, in quanto sono degli atti materiali che sovvertono il normale andamento della realtà. Spesso chiamiamo miracolo un avvenimento che non ha cause apparenti se non la volontà di qualche essere dalle capacità speciali. Qualcuno ha definito i miracoli come "la legge naturale di un avvenimento unico" (Rosentock Hussey, fonte: Virgilio).
In realtà i miracoli si inseriscono perfettamente nella realtà, perché se non non potrebbero accadere: sono delle manipolazioni delle stesse leggi fondamentali di cui si parlava a proposito della magia, e richiedono la stessa tempra morale, la stessa acuta impietosa conoscenza di sé perché possano accadere. Altrimenti, se rappresentassero veramente l'irruzione del divino neirruzione del divino ne realtà andrebbe in pezzi, in quanto non tollera, per la su struttura di oggetto della creazione divina, alcuna interferenza con leggi che non le appartengano.
Si obietterà: Dio può fare quello che vuole, anche alterare le leggi che ha stabilito. Certo, ma niente può accadere al di fuori della Sua volontà, per cui, in qualche modo, anche i miracoli ricadrebbero nelle dinamiche previste per questo mondo.
Arrendiamoci all'idea che i miracoli sono dei sapienti interventi resi possibili dalla conoscenza delle leggi che regolano l'universo, e manteniamo il nostro stupore per quelli che io considero i veri miracoli: l'esistenza della bellezza in un mondo terribile, l'amore, la solidarietà, i nostri moti migliori, quell'ordine che mirabilmente ci fa percepire che esiste un senso dietro ogni cosa .
Prendiamo la preghiera, l'argomento forse più spinoso tra quelli trattati in questo mio intervento. La nozione di preghiera più comune è quella di un dialogo con la divinità, spessissimo volto ad ottenere il soddisfacimento dei propri bisogni. Esistono altre forme di preghiera -il ringraziamento, la contemplazione- ma questa è quella che storicamente ha avuto più ste ha avuto più sconsiderata perfettamente ortodosso da molte Chiese.
In molti casi i religiosi di ogni tempo hanno spinto le persone a seguire un codice di comportamento standardizzato al fine di ottenere un aiuto nelle difficoltà personali. Una serie di preghiere già confezionate e organizzate secondo le esigenze, l'abbandono nelle mani di un santo particolare secondo le esigenze, un certo numero di astensioni e prescrizioni e voilà, il gioco è fatto: l'aiuto divino non tarda a venire.
Al di là della puerile e semplicistica idea di ottenere un aiuto per mezzo di intercessori che si frappongono tra i postulanti e Dio, voglio far notare altre terribili aspetti, che rischiano di rendere un atto altissimo, così intimo e personale come il colloquio con Dio una meschina, sordida manifestazione di debolezza e di intolleranza.
L'idea stessa di pregare per ottenere qualcosa mi sembra vergognosa: perché cercare di far cambiare i dati di una certa realtà invece di capirla per modificarla all'origine? Perché non prendere atto delle difficoltà e metterle in relazione al proprio modo di essere? Invece che cercare un colpevole esterno (Dio, il caso, la vita, la cattiveria della gente), cerchiamo di rendee), cerchiamo di rendecute; ci accadono dei fatti spiacevoli, visto che la legge di causa-effetto non fa accadere niente per caso.
Poi: perché cercare di volgere al meglio qualcosa quando tutto ciò che ci accade ha un senso e, in un certo senso, rappresenta il meglio per noi? Se Dio vigila costantemente su di noi, non permetterà certo che ci accada qualche cosa di terribile che non abbia una qualche logica di salvezza -certo, umanamente è duro capire i motivi di un lutto improvviso, della miseria, della crudeltà e dell'indifferenza, ma se crediamo ad un Dio buono non possiamo esimerci dal credere che tutto ciò che ci accade accade per volontà Sua.

Umanamente è anche normale chiedere aiuto nei momenti difficili, ed è bello sapere di poter contare su di un'entità più grande, più saggia, più potente di noi, ma un conto è chiedere la fermezza e la forza per affrontare una situazione, un conto è invece pretendere che la situazione scompaia per incanto.
Perché questo è quello che vorremmo, e abbiamo un modo particolarmente fastidioso per ottenerlo. Crediamo che basti offrire al potente di turno, secondo i nostri orientamento i nostri orientamenta in cui poniamo i santi, la Madonna, le fate, Budda, Allah, l'anima dei trapassati, il brahaman e chissà cos'altro ancora, un po' di attenzione, un po' di incenso, di parole a vuoto, di soldi perché le nostre miserie cessino. Crediamo che sia giusto annoiare i nostri protettori fino allo sfinimento per ottenere qualcosa. Crediamo che in nome delle nostre giuste richieste tutto ci sia dovuto. Crediamo che la nostra disperazione ci dia il diritto di pretendere. E soprattutto in cuor nostro crediamo di non avere nessuna parte in ciò che ci accade, di essere vittime innocenti di una macchinazione malevola e che la nostra pazienza non possa arrendersi di fronte a tanto.
Tutto ciò è terribile, irrispettoso, direi blasfemo, eppure è quello che ci viene insegnato dai più ortodossi difensori della fede. Dov'è lo strenuo abbandono nelle mani della Provvidenza? Dov'è il richiamo a quella potente affermazione del Cristo, che ha detto che noi potremo fare cose più grandi delle sue? La nostra responsabilità sta tutta in questa frase, che pochi ricordano perché si nascondono dietro una falsa umiltà e una viltà strisciante. Se sapremo fare come lui, se sapremo guardarci dentro e scopriremo la nostra divinità in mezzo al doloave; in mezzo al doloe tentazioni del deserto), allora anche noi potremo interagire con la realtà come ha fatto lui.
"Chiedete e vi sarà dato": il discrimine tra obbedienza, becera cieca, credula e poco rispettosa dell'intelligenza che Dio ci ha donato, e l'arroganza di una pretesa si gioca nel momento in cui onestamente si chiede aiuto.
E questo, e nient'altro, il senso di questa frase evangelica: non statue, non messe, non interminabili nenie ma l'apertura, la disponibilità, in una parola, l'umiltà.

La più alta e intensa preghiera cristiana, il "Padre nostro", riassume tutti questi caratteri di umiltà e di devota gratitudine: in essa si glorifica Dio, ci si conforma ala sua volontà, che deve essere eseguita ovunque nel creato con lo stessa intensità e rispetto, e le richieste (sostegno essenziale per la propria vita materiale, generosità nei confronti degli altri e forze d'animo per affrontare le avversità concorrono tutte a irrobustire la propria fiducia nella sollecitudine del Padre comune del creato.
La preghiera nel senso di manipolazione energetica si verifica in tutti i casi precedenti, in base al principio che la parola, il penso che la parola, il pensia essi stessi. Se si applica con intensità e direzionalità una forma qualsiasi di energia si ottengono dei risultati, in genere quelli voluti. Preghiere come quelle descritte non sono altro che degli incantesimi, forme di indirizzamento della volontà che riesce a penetrare nella struttura sottile del mondo e ne modifica l'aspetto esteriore. Nulla a che fare con l'umiltà dunque, che invece si adegua, e si fa da parte, e cerca di non intralciare l'articolato disegno energetico che organizza il mondo.
Dal lungo esame precedente si possono trarre delle conclusioni abbastanza sconcertanti per chi si ferma a quanto viene comunemente affermato.
L'energia non è una forma dello spirito, non ha nulla a che vedere con la parte più elevata di noi stessi: è semplicemente il tessuto della nostra realtà, che può essere modificato se si conoscono le sue leggi: Operare con le energie ci espone agli errori molto di più che operare sulla materia, perché gli effetti di un'operazione materiale sono spesso prevedibili e di portata grossolana, mentre quelli derivanti dalla manipolazione energetica sono infinitamente più sfuggenti, si dispongono in modi inaspettato nel tempo e non risultano così ovvi come gsì ovvi come gto che dobbiamo considerare sacre le energie, nel senso di come intendiamo sacre tutte le altre manifestazioni della realtà: sacre perché create dall'identica, superiore Mano divina, che le ha volute e organizzare per noi.

Adoperare tecniche senza la dovuta preparazione, nell'ingenua pretesa di essere dei semplici strumenti, è arrogante e praticamente irrealizzabile dalla quasi totalità degli esseri umani. Possiamo solo cercare di conoscere noi stessi e i nostri moti più segreti e liberarci una volta per tutte della falsa umiltà che bambineggia in ognuno di noi, in modo da offrire quanti meno appigli al Male.
Fare un'azione buona non ci garantisce la mancanza di effetti secondari, perché ogni azione comporta una reazione di qualche tipo; tanto più vasti saranno gli effetti quanto meno chiari ci sono i motivi per cui compiamo un'azione -calcolare la portata di un evento vuol dire tenere presenti tutti gli elementi all'origine dell'evento stesso, quindi anche le motivazioni. E non è detto che la bontà sia sempre la scelta più adeguata -si dice "il medico pietoso fa la piaga cancrenosa", no? Spesso ci vuole forza e decisione, e perfino violenza (si pensi alla mamma che strappa illa mamma che strappa ilsa di corrente in cui stava per mettere le dita)
Adeguarsi a degli stereotipi morali, religiosi, dettati dalle tradizioni è pericoloso e non ci mette al riparo dalla parte peggiore di noi, che è sempre in agguato per contaminare ogni nostra azione. Solo conoscendo profondamente il nostro sistema di valori potremo sperare di fare una scelta adeguata, visto che è da questa scelta, da questa tremenda libertà che dipende i nostro impatto sugli altri.
Cercare delle garanzie esterne alla nostra volontà che ci permettano di eludere il nostro coinvolgimento personale è irrisorio e per di più del tutto inefficace. Sia che ne siamo consapevoli, sia che non lo siamo, siamo sempre responsabili di ciò che facciamo, soprattutto quando usiamo delle scorciatoie come quelle descritte per ottenere qualcosa. Meglio essere consapevoli di tutti gli aspetti invece che soffrire per delle conseguenze che non capiamo e che ci risultano, quindi, inutili e intollerabili.
Di buone intenzioni è lastricata la via dell'inferno, si dice: chissà dove condurranno le intenzioni cattive...

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